Salvare Il Manifesto (ancora)? Perché?

Scrissi queste righe ormai circa due anni fa. Purtroppo l’argomento torna ad essere di piena attualità a causa di un nuovo taglio dei finanziamenti pubblici all’informazione cooperativa e politica, e dunque le condivido ancora un’altra volta.


Il giornale Il Manifesto, che appartiene ad una cooperativa editrice, è a rischio di chiusura grazie al decreto Tremonti sull’editoria. Questo decreto nel suo articolo 44 taglia i contributi ai giornali cooperativi e no profit mentre lascia inalterati quelli dei colossi dell’editoria. Il Manifesto, che perde 4 milioni, è uno dei giornali più danneggiati.

Data la possibile scomparsa del Manifesto, propongo di dare una breve occhiata a chi c’è dietro alle altre testate nazionali per cercar di capire se questo avvenimento comporterebbe un’impoverimento della varietà di punti di vista informativi.

La Repubblica appartiene al gruppo L’espresso società per azioni (SpA). Il primo azionista della società è Carlo De Benedetti, ex amministratore delegato della FIAT, ex presidente di Olivetti nonché ex vicepresidente del Banco Ambrosiano.

Il Corriere della Sera appartiene ad un’altra SpA, il gruppo Rcs Quotidiani. Nel 1981, Angelo Rizzoli jr e l’amministratore delegato del gruppo, Bruno Tassan Din, furono coinvolti nello scandalo del dissesto del Banco Ambrosiano e della P2. I principali azionisti del gruppo sono: Mediobanca Spa, FIAT, Pirelli, Intesa san Paolo e Benetton.

Il Sole 24 Ore è proprietà della associazione che difende gli interessi degli imprenditori italiani; la Cofindustria.

La Stampa appartiene all’Editrice La Stampa SpA, che a sua volta è controllata dal gruppo Fiat tramite la holding Itedi.

Entrambi i giornali Il Messaggero e Leggo appartengono alla SpA Caltagirone Editore. Il principale azionista, col 65,6%, della società è Francesco Gaetano Caltagirone (decimo uomo più ricco d’Italia), direttamente e indirettamente attraverso società controllate. Egli è il Vice Presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena (e secondo azionista privato). Il secondo azionista, col 2,24% è Edizione Holding; la finanziaria della famiglia Benetton.

Finalmente, Il Giornale, il cui editore è Paolo Berlusconi (fratello del presidente del consiglio), appartiene a Società europea di edizioni. Il principale azionista di questa società è Mondadori 39,27%, la cui presidentessa è Marina Berlusconi (figlia del presidente del consiglio).

Diventa palese nel brevissimo riassunto presentato che tutte le principali testate nazionali sono proprietà di SpA partecipate da grandi aziende italiane. In un panorama nazionale in cui la grande maggioranza dei giornali sono SpA, quale sarebbe l’impatto della perdita di un giornale che funziona come cooperativa editrice?
In un panorama di crisi economica, cosa ci diranno i giornali controllati dalle grandi aziende su dove deve investire il governo i soldi pubblici per lottare contro la crisi? Ci diranno diamoli alle famiglie in difficoltà ed ai lavoratori disoccupati oppure diamoli alle società quotate in borsa?

One Response to “Salvare Il Manifesto (ancora)? Perché?”

  1. Mariangela Says:

    Antonio, domani ci compriamo il fatto quotidiano ;) e te ne parlo un po’

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